"passo la vita fuggendo dalla mia ignoranza"
NON CAPISCO...E NON MI ADEGUO!!!
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domenica 14 agosto 2016

Sequestrato il canile di Campo Calabro. Ma non ce la faranno!

Il 13 agosto scorso,  il canile di Campo Calabro gestito da Rosa Rogolino è stato posto sotto sequestro da parte dell'ASP  di Reggio Calabria e di agenti del  Corpo Forestale dello Stato. 
Inutile negarlo: il canile non era a norma, non in conformità a quanto prevedono le attuali norme di legge. 
E non poteva esserlo, perché è frutto della caparbietà di una donna che ha dedicato gran parte della propria vita al recupero e all'assistenza ai cani randagi in una città, in un mondo, poco attenti (per non dire assenti) alla problematica del randagismo. 
La sua vita e le sue risorse fisiche ed economiche; ben poco, per quanto per lei fosse il massimo, in confronto a quanto realmente sarebbe necessario per la costruzione e la gestione di una struttura moderna. Nonostante le difficoltà giornaliere, il canile ha sempre funzionato bene, grazie anche all'impegno di molti volontari ed all'aiuto di numerosi cittadini. 
Accusare una donna come Rosa Rogolino e tutti i volontari della Lega del Cane di Reggio Calabria di maltrattamenti verso gli animali è un'azione indegna, supportata da cavilli e strumentalizzazioni che lasciano pensare a ben altri interessi dietro che non all'amore verso gli animali o al rispetto della legge.  Nonostante la cosiddetta "inadeguatezza" contestata, la struttura gestita da Rosa Rogolino ospita centinaia di animali che, posso affermarlo senza temere smentita da chicchessia, vengono trattati con amore ed attenzione dagli operatori, tutti volontari, che agiscono all'interno della stessa.
Io stesso personalmente ho visitato più volte la struttura, e la mia famiglia ha adottato tre degli ospiti del canile. Adesso la parola passa alla maledetta burocrazia, sulla vicenda si dovrà pronunciare la Magistratura. In ogni caso, molto prima che interessi occulti (ma non tanto) scatenassero contro la struttura e chi vi opera  l'azione dell'Autorità Giudiziaria, Rosa Rogolino e la Lega del Cane di Reggio Calabria di cui è la presidentessa, avevano avviato già le procedure per la dismissione della struttura incriminata e la costruzione di un canile moderno e a norma. Le procedure sono in fase di completamento, ma occorrono ulteriori fondi che possono essere reperiti solo tramite le iniziative di autofinanziamento e le donazioni che privati cittadini vorranno fare.
Questo è il messaggio che i volontari della Lega del Cane di Reggio Calabria inviano ai cittadini sensibili all'argomento:
“stiamo lottando con tutte le nostre forze affinché anche gli animali godano dei diritti che meritano in qualità di esseri viventi, stiamo combattendo per questo contro tutto e tutti, abbiamo salvato e curato tanti randagi quando l’indifferenza li ha malridotti, quando il disinteresse da parte di chi ha per legge l’obbligo di prendersi cura di loro, ha rischiato di strappargli via la vita. Ora abbiamo un obiettivo, completare una struttura che li ospiterà degnamente in attesa di un’adozione, ma da soli non possiamo farcela, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, di tutti coloro che dicono NO all’omertà ed all’indifferenza, a tutti coloro i quali sono disposti a sacrificare un caffè, una pizza con gli amici, per dare l’opportunità ai cani meno fortunati di quello che dorme sul nostro letto, di vivere un’esistenza dignitosa e serena. Questo è nell’immediato il nostro progetto, perché il nostro vero sogno, e non lo dimentichiamo mai, è che non vi siano più randagi per le strade, abbandonati, feriti o maltrattati, né canili per ospitarli, ma che ognuno di loro goda dell’affetto di una famiglia, che li ami per la vita”. Aiutaci a realizzare il nostro sogno www.mifidodite-rc.it
Io voglio aggiungere che al di là delle sensibilità individuali, al di là dell'aspetto emotivo, anche chi non è attento alla problematica e addirittura chi la affronta interessandosi esclusivamente all'aspetto della sicurezza  per i cittadini avrebbe interesse affinché strutture del genere siano efficienti, poiché, per fortuna e con buona pace dei  cosiddetti "umani" non siamo più ai tempi in cui era possibile provvedere (anche personalmente) alla soppressione fisica dei poveri randagi. 

Aiutiamo, aiutate queste magnifiche persone che oltre che soddisfare una tendenza personale che potreste anche non condividere, svolgono senza ottenere guadagno alcuno un servizio utile alla società. Un servizio che la società attuale non svolge o svolge in maniera inadeguata. 
Il randagismo è una piaga da qualsiasi punto di vista lo si affronti.


Per sostenere la Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Reggio Calabria:

Paypal: legadelcanerc@libero.it

- Carta Poste Pay: 
numero 4023 6006 4164 3426
intestata a: Rosa Maria Rogolino 
c.f.: RGL RMR 47C 70H 224S

- Bonifico bancario: 
IBAN IT84P0103016305000000853096
BIC Code:PASCITM1RCC intestato a: Associazione Lega Nazionale per la Difesa del Cane Sez. di Reggio Calabria








sabato 16 luglio 2016

Agli elettori "impacchettati".



Non vi illudete, l'operazione Mammasantissima ha semplicemente ufficializzato l'enorme lato oscuro e forse dato un ordine agli eventi che hanno caratterizzato gli ultimi decenni della vita cittadina. In più, se tutto va bene ma non è sicuro, ci saranno delle severe condanne. 
Il popolo gode: "Ok, stanno arrestando un bel po' di gente antipatica. Ok, era ora. Ok, maledetti. Ok, siamo tutti con la Procura. Ok, qualcosa sta cambiando." 
Ma una sana autocritica no, vero? Un gruppo di delinquenti ha spolpato per decenni una città intera e i cittadini non hanno colpe?  
Il "pacchetto di voti", che sia controllato da un mafioso o che sia controllato da un qualsiasi candidato, è un concetto che affossa la democrazia. 
I voti, mafiosi o no, da sempre a Reggio Calabria si spostano a pacchetti; ogni pacchetto segue la volontà di un solo individuo, al punto che l'elezione di qualsiasi carica amministrativa o politica la decidono poche persone. 
Dalle carte emerge che i politici corrotti venivano eletti "con i voti controllati dalla mafia". Ma i voti controllati dalla mafia non sono solo i voti dei mafiosi, con quelli potrebbe essere eletto a fatica solo qualche consigliere. 
Sono anche e soprattutto i voti dei cittadini che si fanno controllare dalla 'ndrangheta. 'Ndrangheta che, a quanto emerge dalle carte, decide di volta in volta chi fare eleggere. 
Avete capito? Decide di volta in volta, da decenni. Tenetelo presente, le carte rese pubbliche dicono anche questo.
Credete veramente che in queste cose ci sia una divisione politica, che da un lato ci siano i mostri e dall'altro i verginelli? 
Ma no che non lo credete. Voi non credete proprio nulla, in realtà. Voi state a guardare, subite, magari se c'è ancora un po' di polpa attaccata all'osso cercate di strapparne qualche lembo con i vostri dentini da latte, e aspettate che qualcun altro vi venga a dire cosa fare. 
Se i vostri "controllori" cadono li abbandonate con sollievo, e rimanete in attesa di qualcuno che torni a controllarvi. 
Ecco perché il vostro godimento è labile, momentaneo. Perché non avete capito che fino a quando vi farete controllare ci sarà sempre qualcuno pronto a farlo. 
E non certo per la vostra bella faccia.

sabato 11 giugno 2016

Reggio, gli scavi archeologici, e la "modernità.

Foto di Domenico Suraci

Improbabili parcheggi, piste ciclabili, waterfront , stravolgimenti di piazze e strade cittadine, tutte iniziative  giustificate da un abusato concetto sbandierato ogni volta, anzi maneggiato come una clava: “rendere fruibile l’oggetto del momento alla cittadinanza”. 
Le due Torri Aragonesi superstiti di un Castello ben più antico di loro che, seppur gravemente danneggiato dal terremoto del 1908 sarebbe stato in buona parte recuperabile, testimoniano emblematicamente lo scempio che i reggini hanno compiuto della loro storia a favore di una “modernità”   che di fatto poi non viene professata nei comportamenti giornalieri. 
E vengo al dunque: gli scavi archeologici di Piazza Garibaldi aprono scenari importantissimi per Reggio Calabria, sia dal punto di vista culturale che da quello turistico e quindi economico. 
La Storia della nostra città, più volte ricacciata indietro da decisioni ottuse o interventi inadeguati stavolta irrompe violentemente, quasi a gamba tesa come a volere spezzare d’iniziativa l’ottusità e l’apatia che fino ad oggi sembra aver caratterizzato il rapporto di Reggio con il suo passato. 
Ormai è chiaro che il sito è destinato ad un futuro ben diverso da quello che solo qualche mese fa l’affannosa e pressappochista “corsa alla modernizzazione” reggina aveva progettato. 
Gli scavi resteranno aperti, anzi saranno ampliati. E guai se non fosse così. 
Ma a fianco degli scavi, fin dal primo giorno i cumuli di terra rimossa crescono sempre di più, al punto tale da essere ormai diventati un pericolo non trascurabile. 
L’esperienza di quello che succede in città in caso di forti temporali, eventi ormai purtroppo non sporadici, avrebbe dovuto portare chi di dovere a disporne l’immediata rimozione. 
Anche d’estate, negli ultimi anni, abbiamo assistito (e subìto) a veri e propri eventi alluvionali che hanno portato masse enormi di acqua a riversarsi come fiumi in piena verso la parte bassa della città. Dovrebbe essere facile immaginare cosa succederebbe in questo caso a Piazza Garibaldi nelle condizioni in cui è adesso: fiumi di fango inonderebbero l’intero sito arrivando probabilmente ad invadere anche la stazione ferroviaria, visto che il piano della piazza è in discesa. 
Dovrebbe essere facile immaginare i rischi per i cittadini, i danni alle cose, i costi economici derivanti da un evento del genere che supererebbero di gran lunga quelli necessari per la rimozione preventiva del materiale asportato dagli scavi. 
Dico “dovrebbe essere”, perché onestamente dopo avere atteso tanto non mi aspettavo di giungere al punto di dover scrivere questo mio modesto contributo alla “corsa alla modernizzazione” in atto in città.
 

giovedì 26 maggio 2016

La metafora del pescestocco


T’a cacciasti cu ‘na mangiata ‘i piscistoccu” (te la sei cavata con un pranzo a base di pescestocco) è un modo di dire reggino per significare una cosa ottenuta a basso prezzo, pagando poco. Cibo di tradizione nordica, il merluzzo dapprima essiccato per essere conservato viene messo a mollo in acqua dolce e quindi reidratato. Sulla sua qualità influisce molto sia il procedimento di essiccazione che quello di reidratazione, l’acqua usata è decisiva. Cucinato in vari modi, associato a cipolle, olive e patate, nei tempi passati costituiva un pasto nutriente ed economico oltre che gustosissimo. Adesso, in realtà, il detto poco si adatta al suo antico significato, visto che il prezzo è salito vertiginosamente come per tante altre antiche pietanze popolari. Eppure per centinaia di anni in provincia di Reggio Calabria davanti ad un tavolo imbandito a pescestocco si sono prese decisioni di peso, lecite ed illecite. Come lo so? Ieri un amico mi ha esposto una sua teoria: una metafora della “rriggitanità”, che ha  a che fare con il pescestocco.
-Sai, una delle pietanze più buone della nostra tradizione, spesso ha partecipato a decisioni storiche in città. Quante cose si sono decise a Reggio davanti a un piatto di pescestocco!-
-Che vuoi dire?- Lo guardo in faccia incuriosito.
-M’immagino, anzi sono certo che sia accaduto, deve esserlo stato per forza. Per esempio, secondo me quando un famoso imprenditore reggino ha deciso di aprire una catena di supermercati in città deve averlo fatto insieme ad i suoi soci durante una “mangiata” di pescestocco. Anche tante alleanze politiche, riunioni decisive per le sorti della città, summit di ‘ndrangheta. Insomma, tutto quello che alla fine è risultato effimero, volatile, illusorio o dannoso. A Reggio secondo me le decisioni importanti le ha decise il pescestocco. Tutte le decisioni che hanno generato un fallimento, o un breve successo.-
- Mi spieghi perché il pescestocco e non, per esempio, le frittole?- Il ragionamento mi diverte e allo stesso tempo mi intriga.
-Anche le frittole, potrebbero essere, ma molto meno. Perché le frittole non sono un piatto per tutto l’anno. Il pescestocco lo mangi tutto l’anno, le frittole no. Forse qualche mangiata di frittole c’è stata, ma non è stata decisiva.- Ride, sa di stare esagerando, ma secondo me è anche convinto di quello che dice. Naturalmente è una metafora, ma manca un pezzo della spiegazione.
-Ok, il pescestocco. Ma perché  le decisioni fallimentari?-

-Semplice: nonostante sia un piatto gustoso, è comunque un cibo povero, ed è facilmente deteriorabile una volta fatto rinvenire. Il pescestocco dopo due ore che è fuori dall’acqua già puzza, si deve cucinare subito. In un certo senso è effimero, se non viene lavorato in breve tempo. Come tutte le iniziative prese in città negli ultimi decenni: dura poco o, se non curato, niente. Davanti a un pranzo a base di pescestocco si riuniscono solo i “rriggitani”, se c’è un ospite forestiero difficilmente viene invitato esclusivamente a pescestocco, gli si propongono prima altri piatti. Ora, se i “rriggitani” si riuniscono per divertirsi l’effetto è eccezionale, lo sai, ma se si riuniscono per cose importanti la storia racconta che da centinaia di anni quasi mai ne è uscito qualcosa di buono. Sai da quanti anni il pescestocco è stato introdotto in Calabria? Circa 500. Quindi non può essere diversamente, è matematico: da cinquecento anni a Reggio la stragrande maggior parte delle cazzate sono state progettate durante una mangiata di pescestocco. E le poche rimanenti durante una mangiata di frittole. – È un grande attore, il mio amico. Mi  guarda con un’espressione semiseria, tra il divertito e il preoccupato, aspettando la mia reazione.  Mi ha convinto, lo saluto e scappo a casa a scrivere questo pezzo.

domenica 22 maggio 2016

In memoria di un vitello.


Ieri, 21 maggio 2016, a Reggio Calabria un animale da allevamento ha circolato libero per qualche ora per le strade cittadine. 
All'inizio doveva naturalmente essere un toro infuriato e pericoloso, fa più notizia. Dopo un po' di tempo si è saputo che era un vitello, forse femmina. Praticamente un cucciolo di mucca. Comunque un animale che si suppone non si sia materializzato improvvisamente ma fosse detenuto da qualcuno, si è in qualche modo liberato e si è ritrovato a percorrere libero e spaventato le strade cittadine. Un numero imprecisato di "toreri" della domenica ha provato a bloccarlo, ottenendo logicamente il risultato di innervosirlo ulteriormente. Per più di due ore il toro/vitello ha scorazzato in città senza che chi ha la responsabilità della sicurezza e del mantenimento dell'ordine in una città di 200.000 abitanti abbia disposto IMMEDIATAMENTE l'intervento di personale specializzato per rendere inoffensivo l'animale. Nessun veterinario teleanestesista è stato chiamato, nonostante a Reggio ce ne siano almeno tre sicuramente, disponibili ad intervenire. 
Alla fine il toro/vitello, forse l'attore più intelligente di questa tragicomica commedia, ha ben pensato di recarsi presso la sede del consiglio regionale, e lì, essendo in pericolo qualche vetrata e probabilmente le vetture di qualche personaggio diciamo "importante", è stato abbattuto con ben sette colpi di pistola. Sei colpi, più uno dopo alcuni minuti, a detta di chi era presente. Lì, nel posto in cui sarebbe stato più facile isolarlo e bloccarlo. Dopo due ore di inseguimenti a sirene spiegate. Nel frattempo alcune testate giornalistiche online hanno continuato a martellare il web con articoli adattati alla situazione di volta in volta. L'unico elemento in comune: l'animale impazzito sta seminando il panico. E poi i commenti sui social: a fronte di centinaia di post di cittadini indignati, i soliti praticanti della satira spicciola e soprattutto i soliti ottusi fustigatori del pensiero "incoerente". "Mangiate carne e poi vi impietosite per l'abbattimento di un animale."

Come al solito a Reggio, quando il dito indica la luna il reggino standard guarda il dito. La "sparuta" fazione dei soliti difensori dell'indifendibile in occasione delle polemiche seguenti all'abbattimento del presunto toro (vitello) non hanno avuto altri argomenti che quello dell'incoerenza attribuita a chi invece non è d'accordo con quanto accaduto. Premesso che io non sono vegetariano e tanto meno vegano ma che rispetto chi lo è e premesso che sono stato tra i primi a manifestare la mia indignazione per l'abbattimento del toro (vitello), mi sembra che anche a chi ritiene giustificato l'abbattimento dell'animale (non certo io) qualche dubbio dovrebbe sorgere. Sui tempi quanto meno, visto che ci hanno messo più di due ore per farlo. Sull'inefficienza dell'apparato preposto, visto che non risulta sia intervenuto personale esperto in interventi in materia. Sul fatto che, dopo due ore in cui il (vitello) toro impaurito ha veramente messo in pericolo i passanti, solo quando ha sfondato una vetrata (a quanto risulta dai reportage giornalistici) qualcuno abbia inteso ucciderlo. Sul fatto che nonostante in quel frangente nessuna vita umana fosse in pericolo (a quanto risulta al momento) qualcuno abbia esploso dei colpi di arma da fuoco in un luogo pubblico. Ho letto da qualche parte che ci sarebbe un'ordinanza prefettizia che autorizza le forze dell'ordine a sparare per sopprimere animali vaganti che mettano in pericolo i cittadini, ma se così fosse sarebbe ancora peggio, visto che per due ore non è stato fatto altro che rincorrere il (vitello) toro anche a sirene spiegate. In almeno un caso documentato l'animale è stato investito da un'auto delle forze dell'ordine, quelle che il direttore della testata online più attiva sul caso ed evidentemente più esperto di bovini (tori, mucche o... bufale) ha definito sul suo giornale personale "davvero titolato e addestrato per certi interventi" difendendo a spada tratta gli operatori intervenuti.

video


Farneticazioni di pseudo-informatori a parte, l'unica verità è che era una piccola mucca, un animale che, è risaputo, è particolarmente mite. Si sarebbe probabilmente fermata da sola a brucare l'erba di qualche aiuola se l'incompetenza di chi è intervenuto non l'avesse spaventata. Non si è comportata come un toro infuriato, che carica a testa bassa chiunque si muova. Ha solo cercato di scappare ogni volta che è stata accerchiata con urla e strepiti. 

No, in questa vicenda chi ha operato ha agito male e sconsideratamente, chi doveva coordinare gli interventi ancora peggio, per non parlare di chi si è preso l'incarico di informare in tempo reale i cittadini. 
E la città vuole sapere perché!





mercoledì 27 aprile 2016

Si salvi chi può! Esclusi le donne e i bambini.

Quando una nave affonda, in guerra, in qualsiasi situazione di pericolo, in salvo prima di tutti le donne ed i bambini! Sempre, da che mondo è mondo. Perché è (dovrebbe essere) natura umana, ma anche animale, difendere i deboli. L’inchiesta Mala Sanitas descrive una situazione che se acclarata e confermata affosserà definitivamente e per molto tempo quella presuntuosa convinzione che tutti abbiamo di vivere in un paese civile. Perché sempre, da che mondo è mondo, quando la barbarie ha inteso colpire duramente ha preso di mira le donne ed i bambini.  I testi delle intercettazioni telefoniche sembrano lasciare poco spazio ai dubbi: il processo potrà stabilire se i comportamenti dei medici coinvolti sono da sanzionare penalmente o no, ma difficilmente potrà annullare la profonda negatività dell’aspetto morale e deontologico di tali comportamenti. Sia nelle conversazioni tenute nell’esercizio delle proprie funzioni che in quelle private tra di loro i soggetti manifestano indifferenza assoluta, se non disprezzo, per la salute dei pazienti e per i danni ad essi causati dalla loro stessa imperizia o negligenza. Che siano conseguenza delle loro azioni lo dicono loro stessi, ma con distacco ed in alcuni casi addirittura con malcelata soddisfazione per gli errori di altri colleghi. Nelle intercettazioni si parla anche di azioni volte a nascondere gli errori commessi. Si salvi chi può! Esclusi le donne e i bambini. Si potrà disquisire articolatamente su tutto, ma, a meno che non si riesca a dimostrare che le intercettazioni siano state manomesse o completamente false, rimarrà sempre una profonda sensazione di disgusto e di indignazione per questa vicenda, quale che ne sia l’esito finale processuale. La cosa più grave, però, al di là delle tendenze più o meno “inadatte” (eufemismo) dei medici coinvolti all’esercizio della professione, è il fatto che gli stessi operassero tutti nello stesso reparto. Che dei soggetti volti ad attività discutibili si aggreghino tra di loro è cosa logica, naturalmente. Scoprire che frequentino lo stesso bar, o ristorante, o circolo ricreativo è normale. Quello che non è normale è che sia stato possibile che la quasi totalità dei medici di un solo reparto possano avere le caratteristiche negative che sembrano risultare dalle indagini, e che tale situazione possa essere creata, esistere e mantenersi per anni senza che niente e nessuno intervenga per porvi fine. Quello che non è normale, né logico, è che nonostante le intercettazioni risalgano a ben sei anni fa, solo adesso si sia provveduto ad intervenire, permettendo ai presunti colpevoli di continuare ad agire in un reparto che sembra vanti una media di sei parti giornalieri oltre ad una infinità di altre tipologie di interventi. Il meccanismo che fino ad oggi ha regolato l’affidamento e il controllo di incarichi di importanza assoluta come (per esempio) la gestione della salute dei cittadini ha miseramente mostrato la sua inefficienza, lasciando spazio ad interessi in netto contrasto con il fine ufficiale. E va cambiato. Da subito.



mercoledì 27 gennaio 2016

Comunione d'intenti. Il Popolo e l'informazione.


Il primo gennaio dell'anno 2000 l'intero pianeta festeggiò l'inizio del terzo millennio, ricordate? Fui uno dei pochissimi terrestri a passare il 1999 cercando inutilmente di fare capire ai miei vari interlocutori che in realtà non sarebbe stato così e che il secondo millennio non si sarebbe concluso il 31 dicembre 1999, bensì il 31 dicembre 2000. Niente da fare, conteggio troppo difficile. Mi adeguai, sfinito ma non domo (non potevo fare altro) al volere mondiale, e come tutti gli abitanti della Terra allo scoccare della mezzanotte stappai lo spumante inneggiando forzatamente alla nuova era. "Ttacca 'u sceccu aundi voli 'u patruni" (lega l'asino dove vuole il padrone) recita un antico detto delle mie parti. Il perché si volle anticipare di un anno l'evento sfruttando l'incommensurabile ottusità evidenziata da miliardi di individui, è chiaro: incassare con un anno di anticipo gli smisurati guadagni che ne sarebbero scaturiti. Festeggiamenti continentali, nazionali, regionali, cittadini, paesani, rionali, condominiali, familiari. Immense somme di denaro investite sul più  diabolico inganno sulla più vasta scala immaginabile realmente certificato di tutti i tempi. Partecipammo tutti a realizzarlo: chi organizzandolo, chi trascurandolo, chi tacendo, chi subendolo. Mai ci fu, e credo mai più ci sarà, una comunione d'intenti così allargata sul pianeta Terra: FESTEGGIAMO!!! L'inconfutabile dimostrazione che se si è tutti d'accordo si può fare qualsiasi cosa, anche negare lo scorrere del tempo, o anticiparlo, o posticiparlo. Non lessi, a quei tempi, nessuna nota né alcun articolo di peso che minimamente accennasse alla possibilità che si trattasse di un "errore". Nè in Italia né all'estero. Tacquero gli opinionisti, gli scienziati, il Vaticano, la Nasa, la RAI... La RAI... Quest'anno la RAI ci ha riprovato, naturalmente con le dovute proporzioni, una cosa "tra di noi": ha tentato di anticipare di circa quaranta secondi lo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre 2015. Ma stavolta non c'era l'accordo planetario, il Popolo se ne è accorto e ha protestato, i giornali hanno scritto. Scandalo. Un funzionario RAI che probabilmente ha avuto la sola colpa di eseguire disposizioni non scritte è stato appena licenziato. Siamo tutti soddisfatti, perché la legalità è una cosa seria, occorre dare un esempio e chi commette scorrettezze deve pagare. E poi, il Popolo Italiano non si prende in giro... almeno, non se non lo vuole lui. 

domenica 6 dicembre 2015

‘U ruvulu romanu (chi non era rriggitanu)


 
Foto da La Repubblica.it


A Roma si ssiccau ‘na vecchia quercia.
Aviva cchiù ‘i cent’anni, secolari.
Nc’avivunu 'ntestatu puru 'a piazza,
ma dopo non ci davunu a mangiari.

Pensavunu, 'i romani, ch’i radici
avivunu bisognu sulu 'i terra,
chi l’acqua s’a pigghiavunu iddi stessi
e non si preoccuparu mi respira

‘Nci ficiru ‘nu bellu lastricatu
chi l’acqua n’a faciva cchiù passari
e poi pensaru puru m’a recintutunu,
p’amuri non m’a ponnu danneggiari.

Ora mi veni a menti chi nti nui
sti cosi non si ponnu mai vidiri,
‘i rriggitani l’arburi s’i curunu,
ci pensa 'a nostra giunta comunali.

‘U sannu, iddi, c’a natura,
havi 'i so’ reguli, e nci portunu rispettu
mai s’u nzonnavunu mi tagghiunu,
radici o mi cangiunu un prospettu.

‘Nti nui non poti mai succediri,
chi pigghiunu magnolie secolari,
e 'i putunu a capocchia e 'i cassariunu,
pirchì 'i cristiani hannu a passiari.

Perciò faciti a menu m’i ngiuriati,
a st’amministratori comunali
ch’i magnolie rriggitani su’ o sicuru,
e l’arburi pi nui… non su’ patati!

Foto da Facebook Federazione Verdi Reggio Calabria

Foto da Facebook Federazione Verdi Reggio Calabria